Formazione dei medici ed immigrazione

«La formazione dei medici che si trovano ad avere pazienti immigrati è fondamentale oggi per riuscire a garantire effettivamente il loro diritto alla salute. La collaborazione tra il servizio pubblico e il privato sociale è la via giusta per fare accedere quante più persone, e in particolare i rifugiati, spesso portatori di grandi vulnerabilità, alla prevenzione, all’emersione e alla cura».

A parlare è Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli di Roma, sede del secondo corso di Educazione Continua in Medicina “Salute e Migrazione curarsi e prendersi cura”, tenutosi tra il 19 ed il 22 settembre 2017.

Il corso fa parte del progetto “Sanità di Frontiera”, voluto dall’Osservatorio internazionale per la Salute (OIS) di cui è fondatore, tra gli altri, Massimo Tortorella, leader del Gruppo Consulcesi.

I 4 giorni di corso hanno visto avvicendarsi moltissime importanti personalità del settore medico, tra cui esponenti di Ministero degli Interni, Ministero della Salute, OIM, OMS, Save the Children, UNHCR, INMP, SIMM, Caritas, MSF, Croce Rossa Italiana, Istituto Superiore di Sanità, Centro Astalli, ASGI

(Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione). Le richieste di partecipazione sono state oltre 600, un successo se si pensa soprattutto alla delicatezza e sensibilità delle tematiche affrontate.

Sulla migrazione infatti, che se ne parli politicamente o culturalmente, esistono pareri contrastanti spesso forti, a volte violenti che non ci danno modo di comprendere appieno come affrontare la “questione”, soprattutto in termini medici.

Ciò che è importante sapere e dunque riconoscere è che il migrante arriva a seguito di un lungo viaggio a cui spesso molti non sopravvivono, ed arriva con un bagaglio psico-fisico compromesso e soprattutto complesso. Saper come gestire tale difficoltà è importante al fine di superare le barriere culturali che ci imponiamo, creando invece consapevolezze, ponti e nuove risorse. Non è un caso che ad avallare il progetto Sanità di Frontiera di OIS, ci sia il Santo Padre, Papa Francesco, motivo di grande orgoglio per lo stesso Massimo Tortorella e Consulcesi, gruppo che ha attivato tra le altre cose un corso FAD (formazione a distanza), per consentire a tutti i medici di completare il proprio percorso formativo in tema di migrazione.

Sanità di frontiera, progetto OIS

Sanità di Frontiera è un progetto a firma di OIS, Osservatorio Internazionale per la Salute, avallato, tra gli altri, niente meno che dal Santo Padre Papa Francesco. Il progetto riguarda un tema molto sensibile e di estrema attualità, la migrazione.

Ogni giorno sulle coste del nostro Paese, arrivano centinaia di migranti le cui condizioni psico-fisiche sono spesso al limite dell’umanità. Il progetto Sanità di Frontiera nasce proprio per meglio comprendere quale sia l’approccio sanitario migliore da rivolgere a queste persone.

«L’iniziativa , messa a punto dall’Osservatorio e presentata nella prima

metà del 2016 presso il Ministero della Salute, guarda al wellbeing dei migranti come un tutt’uno con quello della collettività nazionale e internazionale e mira a sostenere il forte impegno sociale mostrato dai medici italiani. Il corso si caratterizza per l’attenzione particolare dedicata all’approccio psicologico e multiculturale quale strumento indispensabile a migliorare le interazioni tra gli operatori sanitari e gli stranieri presenti sul nostro territorio, nonché il benessere dei migranti e delle comunità di accoglienza». Queste sono le parole del presidente del Comitato Scientifico OIS, Giuseppe Petrella che mette in luce il vero problema dell’accoglienza dei migranti: la barriera culturale e l’aspetto psicologico.

Sanità di Frontiera ha così lanciato la seconda edizione del corso in Educazione Continua in Medicina “Salute e Migrazione curarsi e prendersi cura”, tenutosi tra il 19 ed il 22 settembre 2017.

Sono state oltre 600 le richieste di partecipazione ed il tanto interesse ha fatto sì che il provider di corsi FAD (formazione a distanza del Gruppo Consulcesi) istituisse un corso apposito per il completamento formativo dei medici che non sono riusciti a partecipare.

Tante le personalità di settore presenti al corso OIS,

tra i docenti infatti c’erano esponenti di Ministero degli Interni, Ministero della Salute, OIM, OMS, Save the Children, UNHCR, INMP, SIMM, Caritas, MSF, Croce Rossa Italiana, Istituto Superiore di Sanità, Centro Astalli, ASGI

(Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione).

Il Corso si è tenuto a Roma, presso la sede nazionale del Centro Astalli e ha, come detto, riscosso moltissimo successo. Proprio il successo ricevuto dal progetto “Sanità di Frontiera” ci aiuta a comprendere, seppur in piccola parte, la misura del cambiamento che sta vivendo il nostro Paese. E’ evidente che le barriere culturali in un certo qual modo stanno cedendo e l’attenzione per la questione “migranti” è finalmente comprovata.

Sul corso destinato agli operatori di settore medico, è intervenuto anche Massimo Tortorella, uno dei fondatori dell’Osservatorio, che ha fatto eco alle parole del Santo Padre, grande “sponsor” del progetto Sanità di Frontiera:

«Sanità di Frontiera, è un’iniziativa per la tutela del benessere collettivo e per la formazione dei medici, italiani e non solo, che si trovano sempre più spesso a confrontarsi con la realtà delle migrazioni. Si tratta di un progetto importante e benefico su cui invitiamo tutti a fare un passo avanti ispirati dalla propria coscienza e dall’esempio e il dono del Santo Padre Francesco giunto a “Sanità di Frontiera” mediante l’Obolo di San Pietro».

Osservatorio Internazionale per la Salute

Quello dei migranti è uno dei temi più sensibili della società civile, fenomeno che ha visto moltissime evoluzioni nel corso del tempo e dei cicli storici. Comun denominatore di ogni evoluzione è quello del superamento culturale del concetto di “frontiera” inteso come altro da sé, anziché come risorsa. Quotidianamente ci troviamo a dover affrontare emergenze in materia di migrazione, senza riuscire a capire come affrontarne le conseguenze ed è per questo che scende in campo direttamente l’Osservatorio Internazionale per la Salute, OIS.

Con il progetto “Sanità di Frontiera”, OIS cerca di mettere in fila domande e dubbi, offrendo però risposte valide e concrete attraverso l’azione. Il progetto in particolare, cerca di dare una risposta ad una delle domande forse più ricorrenti quando si parla di migrazione: cosa possono fare i medici, il personale sanitario e gli operatori di settore in riferimento ai migranti?

Francesco Aureli, presidente OIS, risponde a questa domanda attraverso la seconda edizione del corso di Educazione Continua in Medicina “Salute e Migrazione curarsi e prendersi cura”, tenutosi tra il 19 ed il 22 settembre 2017.

All’interno del corso, esperti della medicina delle migrazioni (psicologi, mediatori, medici) hanno messo a disposizione le loro competenze per trasferire nozioni necessarie al fine di comprendere quale sia l’approccio sanitario migliore nei confronti dei migranti. Quello dell’assistenza medica è un tema molto delicato quando si parla di immigrazione; pensiamo ai tantissimi arrivi di Lampedusa, ove giungono i migranti che riescono a sopravvivere a mesi di viaggio impervio. L’assistenza medica è dunque la prima cosa a cui pensare, così come quella psicologica.

Il corso analizza in modo analitico e pratico, le conseguenze emotive oltre che fisiche, subite dal migrante in arrivo, seguendo una strada di abbattimento delle barriere culturali. L’obiettivo è quello di dare uno sguardo a 360° del fenomeno migratorio e cosa esso comporta in termini di salute fisica.

Al corso OIS hanno partecipato grandi personalità di settore, tra i docenti infatti vi sono esponenti di Ministero degli Interni, Ministero della Salute, OIM, OMS, Save the Children, UNHCR, INMP, SIMM, Caritas, MSF, Croce Rossa Italiana, Istituto Superiore di Sanità, Centro Astalli, ASGI

(Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione).

Come detto, il corso è arrivato alla sua seconda edizione, si è svolto a Roma nella sede nazionale del Centro Astalli e ha visto la richiesta di partecipazione di oltre 600 candidati. Le tante presenze hanno richiesto l’ampliamento dei posti disponibili, ma chi non è riuscito a parteciparvi potrà seguire il corso FAD (Formazione a Distanza) che consentirà a moltissimi medici di completare il percorso formativo.

Il progetto Sanità di Frontiera ha ottenuto anche il sostegno del Santo Padre tramite l’Obolo di San Pietro e per sottolineare il valore del percorso, ci facciamo aiutare dalle parole di Massimo Tortorella (Consulcesi), tra i fondatori di OIS, che si è così espresso:

«Sanità di Frontiera è un’iniziativa per la tutela del benessere collettivo e per la formazione dei medici, italiani e non solo, che si trovano sempre più spesso a confrontarsi con la realtà delle migrazioni. Si tratta di un progetto importante e benefico su cui invitiamo tutti a fare un passo avanti ispirati dalla propria coscienza e dall’esempio e dal dono del Santo Padre Francesco giunto a “Sanità di Frontiera” mediante l’Obolo di San Pietro».

Massimo Tortorella e Gruppo Consulcesi

Massimo Tortorella e Gruppo Consulcesi

L’imprenditore Massimo Tortorella è fondatore e CEO del Gruppo Consulcesi, una solida struttura che opera in ambito legale e offre servizi a medici e personale medico sanitario. Un nome, quello di Consulcesi – e del suo fondatore – che si sono subito ritagliati uno spazio importante nella lotta contro le ingiustizie, firmando un successo senza precedenti: grazie ad un’azione legale collettiva, l’imprenditore Tortorella e la sua Consulcesi, hanno di già fatto ottenere rimborsi per oltre 500 milioni di euro. Forti anche di normative in materia che parlano chiaro (e alle quali evidentemente prima nessuno aveva fatto troppa attenzione): i suddetti rimborsi spettano di diritto ai “medici che si sono specializzati prima del 1991 senza ricevere alcun compenso e quelli che lo hanno fatto tra il 1993 e il 2006, anno in cui l’Italia si è allineata al resto del’Ue dopo i due decreti attuativi (il Dlgs 257 del 1991 e il Dlsg 368 del 1999)”. Per ottenere tale ragguardevole risultato, non bisogna solo essere davvero preparati in materia, ma bisogna di certo possedere anche una grandissima dose di coraggio nell’affrontare a viso aperto le istituzioni. Una forza e una tenacia che hanno portato l’imprenditore Massimo Tortorella e la sua Consulcesi alla ribalta in breve tempo, diventando quindi un solido punto di riferimento per i camici bianchi. Consulcesi, infatti, oltre ad essere specializzata nella difesa della categoria dei medici, offre al mondo della sanità anche moltissimi servizi che vanno dalla formazione e l’aggiornamento professionale, fino alle battaglie legali per il riconoscimento della direttiva Ue sugli orari di lavoro (la cui mancanza di applicazione porta, purtroppo, come conseguenza alla delicata vicenda sui massacranti turni di lavoro, con le conseguenze che tutti possiamo ben immaginare).