Aggressioni medici: di chi la responsabilità?

Cassazione: tutela spetta al datore di lavoro, sia pubblico che privato

Solo nell’ultimo anno il 50% tra medici e operatori sanitari hanno subito aggressioni, il 4% è stato vittima di violenza fisica. Stando a un’indagine della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), più del 56% di chi ha subito violenza ritiene che l’aggressione poteva essere prevista. Tuttavia il 78% degli intervistati non sa se esistano procedure aziendali per prevenire o gestire gli atti di violenza.

Consulcesi & Partners, il network legale che tutela i diritti degli operatori sanitari, interviene per rendere nota una sentenza della Cassazione, la 14556/17, sul caso di un infermiere aggredito mentre prestava servizio al Pronto soccorso. Il lavoratore aveva chiesto la condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno biologico, morale e professionale e i supremi giudici hanno sancito che proprio al datore di lavoro spetta “l’onere di provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno, ovvero di aver adottato tutte le cautele necessarie per impedire il verificarsi dell’evento medesimo”.

“Al fianco delle iniziative penali e civili, che di regola vedono imputato solo l’aggressore – spiega Consulcesi & Partners – la giurisprudenza ha delineato quindi la possibilità di individuare una responsabilità concreta proprio a carico del datore di lavoro pubblico o privato che, non garantendo l’incolumità del lavoratore, concorre a generare situazioni che agevolano fenomeni di aggressione da parte di pazienti o dei loro familiari”.

Blockchain: UE in ritardo, serve regolamentazione

BLOCKCHAIN: UE IN RITARDO, DALL’ITALIA L’APPELLO: «SERVE
REGOLAMENTAZIONE, VOGLIAMO ESSERE PROTAGONISTI»

Istituzioni comunitarie a confronto sui gap da colmare per cogliere vantaggi e sfide della tecnologia Blockchain durante la presentazione al Parlamento Ue del libro “Cripto-Svelate” scritto dagli imprenditori Andrea e Massimo Tortorella Consulcoin Cryptocurrency Fund: primo fondo europeo regolato al mondo, in collaborazione con Mashfrog SpA, una delle principali aziende nell’industria fintech Consulcesi Tech e Link Campus University lanciano il Master in “Blockchain ed Economia delle criptovalute”

BRUXELLES. «Serve certezza del diritto per dare la possibilità a questa tecnologia di svilupparsi» spiega l’eurodeputata Eva Kaili, autrice della risoluzione sulla Blockchain recentemente approvata dal Parlamento Ue, durante la presentazione a Bruxelles del libro “Cripto-Svelate. Perché da Blockchain e monete digitali non si torna indietro” (Paesi Edizioni) di Andrea e Massimo Tortorella.
I due imprenditori, rispettivamente CEO di Consulcesi Tech e Presidente di Consulcesi Group, hanno incontrato anche il Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, per portare all’attenzione delle massime istituzioni comunitarie la volontà dell’Italia di essere protagonista di questo nuovo paradigma digitale.
Ulteriori ritardi, però, metterebbero a rischio la capacità dell’Ue di diventare l’hub di riferimento a livello mondiale per la Blockchain.

«In Europa abbiamo atteso troppo, adesso dobbiamo recuperare velocità per arrivare primi al mondo» sottolinea l’europarlamentare Andreas Schwab, membro della Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori, tra i relatori della presentazione di “Cripto-Svelate”.
«Qui in Europa abbiamo sentito una chiara volontà da parte del Presidente del Parlamento europeo e dalla Commissione di regolamentare la materia del Fintech. Il mondo sta andando verso una regolamentazione del mercato» dichiara Massimo Tortorella, Presidente di Consulcesi Group.
«Siamo qui per ribadire che anche l’Italia è presente, – conclude Andrea Tortorella, CEO di Consulcesi Tech – più che di ritardo parlerei di una forte volontà di essere protagonista da parte del nostro Paese. Ogni Stato deve contribuire a definire le regole del gioco di questa tecnologia».

È notizia recente, infatti, l’approvazione, da parte dell’Autorità di Vigilanza del Settore Finanziario di Malta, della licenza per la costituzione di ConsulCoin Cryptocurrency Fund. Primo esempio di fondo di investimento regolato in Europa su criptovalute e tecnologia Blockchain, è stato creato proprio grazie a Consulcesi Tech, società hi-tech negli ambiti della Blockchain e della Cybersecurity, nata come spin-off di Consulcesi Group, realtà europea dedicata ai professionisti del settore medico sanitario, con un’esperienza decennale nei servizi tecnologici, finanziari, legali e assicurativi. Tra gli esperti coinvolti spiccano: Core Asset Management SA, società con oltre 20 anni d’esperienza nella
gestione patrimoniale in Svizzera; Aurum Trust & Finance SA, Family Office indipendente svizzero con una vasta esperienza in consulenza, innovazioni finanziarie e strategie di gestione del patrimonio; Mashfrog SpA, una delle principali aziende nell’industria fintech con una grande expertise nella generazione di Token blockchain e nella realizzazione di smart contract che ha lanciato la prima ICO europea dei RoboAdvisor. Inoltre, Consulcesi Tech, in collaborazione con la Link Campus University di Roma, a breve inaugurerà un Master in “Blockchain ed Economia delle criptovalute”. Si tratta del primo corso post-laurea sul tema in tutta Europa, e si potrà pagare utilizzando le monete digitali.

Blockchain nel mondo del lavoro

Festa Nazionale UDC, Andrea Tortorella (Consulcesi Tech): «Blockchain nel mondo del lavoro, rivoluzione già in atto»

«La Blockchain è destinata a rivoluzionare il rapporto tra pubblico e privato e soprattutto il mondo del lavoro, perché è materia di politica industriale, di investimenti economici, di modernizzazione di un Paese e di competitività sui mercati esteri. La Blockchain, per l’organizzazione aziendale, è una rivoluzione già in atto».
Così Andrea Tortorella, Ceo di Consulcesi Tech e autore del libro “Cripto-Svelate.  Perché da Blockchain e monete digitali non si torna indietro”, intervenuto alla Festa Nazionale dell’UDC in corso a Fiuggi. «Attraverso la Blockchain, selezione dei candidati, valutazione dei curricula, verifica dei dati, certificazione delle
qualifiche, stesura dei contratti di lavoro attraverso ‘smart contracts’ e pagamento dei dipendenti – elenca Tortorella – diventano processi automatizzati, semplici, sicuri. Tutto ciò non in un ipotetico domani: il futuro del lavoro è già qui tra noi, e a Consulcesi Tech ci stiamo già lavorando».
«Le nuove tecnologie hanno già cambiato il mondo del lavoro: dopo l’industria 4.0 – spiega Tortorella – anche il settore terziario non sarà più lo stesso. Tutto ciò non ci deve spaventare: l’unica scelta sensata è quella di abbracciare l’innovazione, che non rappresenta lo spettro di nuove diseguaglianze tra i lavoratori, – conclude – ma è anzi destinata a migliorare in generale la vita di tutti noi, anche attraverso l’applicazione della Blockchain al settore della solidarietà e della charity».

Blockchain: così salverà il Made in Italy in tavola e la nostra salute

Il besteller ai vertici delle classifiche “Cripto-Svelate. Perché da Blockchain e monete digitali non si torna indietro” affronta il tema della sicurezza alimentare e dell’anti-contraffazione dei prodotti Made in Italy

Andrea Tortorella, autore del libro e CEO di Consulcesi Tech: «Con la Blockchain la filiera alimentare diventa completamente tracciabile: ‘parmesan’ e ‘mozzarille’ costano al nostro Paese 65 miliardi di euro ogni anno ma la tecnologia renderà impossibile ingannare i consumatori»

“Parmesan” e “mozzarille” addio, il futuro della tracciabilità alimentare è già qui e si chiama Blockchain. Il fenomeno dell’italian sounding, ovvero l’utilizzo denominazioni geografiche, immagini e marchi che evocano l’Italia in prodotti che, però, di Made in Italy non hanno proprio nulla, costa al nostro Paese 65 miliardi di euro ogni anno. Un problema tornato di grande attualità proprio in questi giorni anche nel dibattito politico con il CETA, l’accordo di libero scambio con il Canada, che ha riacceso le polemiche sulla necessità di proteggere il
“made in” dalle imitazioni oltreoceano.
La soluzione, però, esiste: «Con la tecnologia Blockchain la filiera alimentare diventa completamente tracciabile, identificando ogni singolo prodotto con un codice univoco a cui associare qualsiasi informazione, dalla provenienza delle materie prime utilizzate, fino al modo in cui i prodotti sono stati trasportati prima di arrivare sugli scaffali dei supermercati» spiega Andrea Tortorella, CEO di Consulcesi Tech e autore del libro “Cripto-Svelate. Perché da Blockchain e monete digitali non si torna indietro” insieme a Massimo Tortorella, Presidente del Gruppo Consulcesi.
Il volume, edito da Paesi Edizioni, è già un bestseller primo nelle classifiche “Ingegneria e Informatica” di IBS e “Macroeconomia” di Amazon, e affronta in maniera approfondita l’argomento perché poter tracciare l’origine, la filiera di produzione, trasformazione e distribuzione di un determinato prodotto alimentare, non solo tutela il Made In Italy ma anche la nostra salute. «Pensiamo, ad esempio, a chi soffre di celiachia – sottolinea Andrea Tortorella – grazie alla Blockchain è possibile sapere se un prodotto in apparenza innocuo è stato trasportato insieme ad altri prodotti a base di farine tradizionali; stesso discorso vale per il settore biologico, del chilometro zero, delle certificazioni DOP: sarà tutto verificabile, valorizzando le imprese virtuose e i loro prodotti, contrastando frodi alimentari che possono aver ripercussioni anche serie sulla nostra salute. Per questo siamo già in campo con la nostra expertise maturata grazie alla storia più che ventennale del Gruppo Consulcesi in ambito medico sanitario».

I consigli anti-cellulite dell’endocrinologa a misura di ogni donna

Il provider ECM 2506 Sanità in-Formazione e la dottoressa Serena Missori, in collaborazione con Consulcesi Club, lanciano una serie di consigli alle donne per combattere la cellulite a seconda del tipo di lavoro svolto

“Alimentazione anticellulite” è il nuovo corso FAD del format “Gusto è Salute”: lo chef Roberto Valbuzzi e la nutrizionista Missori si sono messi ai fornelli per insegnare a medici e pazienti ricette sfiziose all’insegna del benessere

Con l’arrivo della bella stagione la voglia di perdere qualche chiletto e di rimettersi in forma è praticamente d’obbligo. La cellulite, in particolare, affligge il 90% delle donne: dalle studentesse fino alle manager, poche
ne sono immuni. Ma come conciliare una strategia anti-buccia d’arancia efficace e al tempo stesso compatibile con il proprio stile di vita? Il provider ECM 2506 Sanità in-Formazione e la dottoressa Serena Missori, endocrinologa e nutrizionista, autrice dei libri “La dieta dei biotipi” e “La dieta della tiroide”,
lanciano una serie di consigli a misura di ogni donna, in collaborazione con Consulcesi Club.

1. IMPIEGATE E STUDENTESSE: ATTENZIONE A COME VI SEDETE. In generale le impiegate e le studentesse trascorrono gran parte della loro giornata sedute, rientrando così a pieno titolo nella categoria dei lavoratori sedentari. Tendono ad avere ritenzione idrica agli arti inferiori, gonfiore alle caviglie e indolenzimenti dietro il ginocchio. Stare sulla punta della sedia, per evitare sensazioni di
pesantezza alle gambe, in realtà crea problemi di circolazione favorendo la comparsa della cellulite su cosce e glutei. Il consiglio è quindi di appoggiarsi bene alla sedia e allungare le gambe per qualche minuto ogni ora. Una buona abitudine è sicuramente quella di assumere tè verde da tenere sempre sulla scrivania, perché accelera il metabolismo e aumenta la combustione dei grassi. Il tè verde più efficace è quello che si acquista in foglie sciolte piuttosto che in sacchetti ed è importante non scaldare l’acqua oltre i 70° per evitare di distruggere i principi attivi, facendo un’infusione di 3-5 minuti.

2. PER LE CASALINGHE DRY BRUSHING E MASSAGGI FAI-DA-TE Le casalinghe svolgono uno dei lavori più impegnativi fisicamente, consumando molte calorie, ma rischiano di veder appesantire la propria linea a causa di pasti irregolari, sia per tempistiche sia per quantità. Tra i fattori aggravanti della
cellulite c’è sicuramente l’alimentazione sbagliata, carica di zuccheri, carboidrati, sale e grassi, che portano all’accumulo di adipe localizzato e ritenzione idrica. La giusta dieta può essere accompagnata dal dry brushing (o spazzolatura a secco): un ottimo rimedio economico per illuminare la pelle, migliorare la circolazione e favorire la riduzione della cellulite utilizzando una spazzola con setole morbide naturali, oppure un guanto di crine con trama fine o una garza di lino o cotone. In un ambiente caldo-umido, si spazzola la pelle asciutta con movimenti dapprima longitudinali e poi circolari, partendo dai piedi sino al collo, procedendo per zone. Lo spazzolamento dovrà essere energico ma non fastidioso e non deve irritare la pelle. Al termine, se possibile, procedere con una
doccia alla quale far seguire, sulla pelle bagnata, un massaggio. Anche i gli automassaggi, infatti, possono essere degli ottimi alleati senza dover per forza spendere soldi in creme costose: basta preparare un olio home made a base di 100 ml di olio di mandorle, 20 gocce di olio essenziale di limone e 20 gocce di olio essenziale di arancio.

3. VESTITI E SCARPE A MISURA DI COMMESSA. Negozianti e commesse trascorrono gran parte della loro giornata in piedi, e ciò comporta un peggioramento della cellulite. Troppo tempo in piedi, infatti, causa difficoltà al micro-ricircolo, e bisogna stare particolarmente attente anche a cosa si
indossa: l’abbigliamento aderente comprime i vasi sanguigni e le scarpe strette (o con il tacco alto) ostacolano il ritorno venoso e linfatico. Appena tornate a casa, sono utili frullati drenanti ed antinfiammatori a base di ananas con tutto il torsolo, che contiene bromelina, antiedemigeno ed anticellulite e un infuso di tarassaco, menta e cetriolo.

4. LO STRESS DELLE MANAGER AUMENTA LA CELLULITE. Il minimo comune denominatore di chi ricopre ruoli di responsabilità a livello professionale è sicuramente quello dello stress. Ciò che molte donne non sanno, però, è che lo stress è nemico non solo della nostra salute, ma anche di glutei e gambe, incrementando la cellulite a causa del cortisolo, un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali del nostro corpo (conosciuto anche come “ormone dello stress”). Per combatterlo (e favorire il sonno) è utile l’integrazione con teanina, Whitania e melatonina ma anche le mandorle ricche di magnesio, per rilassarsi.

Ma è soprattutto a tavola che si combatte la cellulite: da questo assunto nasce “Alimentazione anticellulite”, il nuovo corso FAD del format “Gusto è Salute” ideato dal provider ECM 2506 Sanità in-Formazione in collaborazione con Consulcesi Club. Dopo il grande successo del primo corso, dove era lo chef stellato Gianfranco Vissani a mettersi alla prova nella preparazione di piatti senza glutine né lattosio, la dottoressa Missori torna ai fornelli a fianco di un altro grande nome della cucina italiana: lo chef Roberto Valbuzzi, assieme al quale è protagonista di video-ricette per insegnare a medici e pazienti come mangiare sano senza rinunciare ai piaceri del palato.
“Alimentazione anticellulite – Gusto è Salute” si aggiunge all’ampio catalogo di oltre 150 corsi FAD offerti dal provider ECM 2506 Sanità in-Formazione on line gratuitamente sul sito www.corsi-ecm-fad.it, è sviluppato in due moduli didattici composti da video-lezioni e materiali di approfondimento. Un questionario finale
accerta la comprensione dei contenuti e assegna 2 crediti ECM.

Medici a rischio contenzionso: quali sono e perché

Legge Gelli: identikit del medico a rischio contenzioso

Ortopedici e ginecologi nel mirino, i più prudenti sono maschi e del Nord
Gli attesi decreti attuativi in materia assicurativa chiuderanno il cerchio normativo della Legge Gelli Intanto medici e strutture sanitarie “affrontano il risk” puntando sulla formazione Paola Frati, professore ordinario di Medicina legale presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”: «Adeguata e continua formazione dei professionisti sanitari è snodo centrale della nuova legge»

Oncologi, ortopedici, chirurghi e ginecologi. Medici in prima linea per diagnosi e terapie spesso ad alto rischio, e che più di altri si trovano ad affrontare un potenziale contenzioso legale. Secondo le statistiche, infatti, le
specializzazioni maggiormente soggette a denunce per prestazioni diagnostiche sono l’oncologia (19%), l’ortopedia (16,4%), la ginecologia e l’ostetricia (12,4%); per quanto riguarda le terapie spicca ancora l’ortopedia (20,3%), la chirurgia generale (13,4%) la ginecologia e l’ostetricia (12,1%).

A poco più di un anno dall’entrata in vigore della Legge Gelli sulla responsabilità medico-sanitaria, che prevede l’obbligo assicurativo per i camici bianchi e per le aziende sanitarie, l’identikit del medico “prudente” delineato a partire dai dati di AmTrust Europe, ci dice che i camici bianchi che più spesso hanno
stipulato un’assicurazione sanitaria sono uomini (57%), del Nord d’Italia (43,4%), di età compresa tra i 50 e i 59 anni. In attesa dei decreti attuativi in materia assicurativa che chiuderanno il cerchio normativo delle Legge Gelli, la formazione si conferma elemento chiave della norma che regola la responsabilità professionale in ambito sanitario.

«L’ambito assicurativo è centrale, – commenta Consulcesi, network legale da sempre al fianco dei medici, – soprattutto per le specializzazioni mediche più a rischio contenzioso, ma la prevenzione dell’errore in Sanità passa senza dubbio per la formazione in materia di risk management: l’impennata nella fruizione di corsi in questo ambito, da parte di medici e strutture sanitarie, ne è la dimostrazione lampante».

«La formazione riveste un ruolo centrale nel dettato normativo della legge 24/2017 (cosiddetta Legge Gelli) – sottolinea Paola Frati, professore ordinario di Medicina legale presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e responsabile scientifico del corso FAD “Il rischio clinico e l’attuazione delle Legge Gelli” del provider Ecm 2506 Sanità in-Formazione, in partnership con Consulcesi Club. «È lo stesso articolo 3 – spiega la professoressa Frati – a prevedere l’individuazione di idonee misure per la prevenzione e la gestione dell’errore sanitario e il monitoraggio delle buone pratiche per la sicurezza delle cure, nonché per la formazione e l’aggiornamento del personale esercente le professioni sanitarie. Legare il momento fondamentale della prevenzione dell’errore sanitario – conclude – con quello di una adeguata e continua formazione dell’esercente la professione sanitaria è uno snodo centrale della nuova legge».

Prossima tappa formativa, il congresso residenziale ECM per medici e avvocati “La medicina legale e l’accertamento della verità”, responsabili scientifici la professoressa Paola Frati e il professor Vittorio Fineschi, che avrà luogo dal 5 al 7 luglio presso l’Aula GERIN dell’Istituto di Medicina legale, Viale Regina Elena
336, Università degli Studi di Roma “La Sapienza”.

Uganda, quando la scuola sconfigge la malattia: Consulcesi e Massimo Tortorella al fianco di Rose Busingye

Rose Busingye è un’infermiera ugandese nata nel 1968 a Kampala specializzata in malattie infettive. Vive e lavora nella sua amata città d’origine in una delle baraccopoli più difficili di Kampala, a Kireka combattendo quotidianamente al fianco di pazienti affetti da HIV, AIDS e altre malattie infettive. Nel 1992, spinta da un profondo amore per il prossimo e per la sua professione, Rose Busingye fonda quello che diventerà il cuore pulsante di una terra misera e complicata come Kampala, il Meeting Point Kampala Association, un ente dedicato alla cura dei malati e soprattutto dei loro orfani e all’assistenza ai giovani.

Meeting Point, lo dice la parola stessa, è un punto di aggregazione, una comunità di amicizia e sostegno reciproco fuori dal comune che si propone di sollevare la tristezza della malattia, donare amore a tal punto da rendere lieve ogni sofferenza laddove il male appare incurabile, mortifero, definitivo.

 

Sulla fiamma viva di questo progetto, l’infermiera ugandese ha compreso l’importanza dell’assistenzialismo e della semplice e genuina “compagnia”, spesso molto più benefica di medicine ed ospedali. Ad aiutarla in questo percorso di rivelazione, sono state proprio le donne ugandesi ammalate di AIDS  che, di fronte alla volontà di Rose di costruire un ospedale hanno così reagito:

«A noi l’ospedale non interessa. Vogliamo un posto dove i nostri figli possano essere trattati e seguiti come tu hai fatto con noi. Vogliamo una scuola».

 

E’ in questo preciso momento che Rose decide di mettere la prima pietra per un nuovo ed importante progetto, la costruzione di una scuola a Kampala, la Luigi Giussani Pre-Primary and Primary School. Da quella prima pietra di strada ne è stata fatta tanta, basti pensare che ad oggi la scuola registra il 95% di presenze da parte dei giovani delle baraccopoli per una stima numerica che si attesta attorno ai 500 ragazzi. Senza dimenticare la scuola superiore, nata sei anni fa e oggi motivo di lustro per la capitale ugandese.

Se è vero che di strada ne è stata percorsa molto, lo è altrettanto la necessità di non fermarsi e a confermarlo è Andrea Nembrini, education advisor e responsabile della scuola primaria di Kampala che sottolinea come a rendere differente da tutte le altre iniziative, il progetto della Luigi Giussani è proprio il fatto che sia stato voluto, pensato e lanciato proprio dalla comunità locale: “Non sono stati i bianchi a fare una cosa per i neri; sono i neri che hanno deciso cosa fare e vivono un protagonismo che non c’è da altre parti. I bianchi danno solo una mano per un’impresa che è dei neri e che è sentita come propria”.

Chiaramente trattandosi di un progetto “locale”, l’esigenza di finanziamenti e contributi esterni è continua e necessaria, soprattutto ora che, grazie all’intervento di ONG AVSI è nato il programma “Uganda come a casa”, un progetto che ha l’obiettivo di formare giovani, rifugiati e figli di migranti attraverso percorsi educativi specifici.

Tra chi ha deciso di contribuire alla causa africana, c’è la Consulcesi Onlus, da sempre al fianco di Rose Businye. Il Presidente della Onlus, Massimo Tortorella, si è così espresso in proposito:

«Sosteniamo da sempre e con grande convinzione le iniziative tese a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni più svantaggiate. In questo senso, sanità e istruzione rappresentano due aree di intervento primarie, alle quali abbiamo dedicato il massimo dei nostri sforzi in questi anni».

Per seguire l’esempio di Consulcesi, azienda leader nel settore legale sanitario, è possibile effettuare una donazione libera utilizzando i seguenti dati:

“Uganda come a casa”

IBAN: IT04D0521601614000000005000

CREDITO VALTELLINESE

Sede Milano Stelline, corso Magenta 59

c/c intestato AVSI FONDAZIONE

Kampala, una capitale a rischio

Kampala è la capitale dell’Uganda ed ha una popolazione di circa un milione e mezzo di abitanti. Il nome deriva dalla composizione di due termini: collina ed impala, la zona infatti è rappresentata da ampie colline popolate da diverse specie di antilopi, tra cui appunto gli impala. Il nome “Hills of the Impala” fu dato dagli inglesi e fu successivamente tradotto in lingua Luganda, Kasozi ka Empala che nella pronuncia diventa Kaampala.

L’economia della città è nutrita dalle manifatture di mobili e parti meccaniche e dall’esportazione di caffè, cotone, tè e zucchero. A Kampala si trova inoltre la sede della East African Development Bank.

Purtroppo, Kampala risulta essere la città con il più alto tasso di infezione HIV in Uganda, il 9,2% degli adulti ed il 47% delle prostitute sono colpiti dalla malattia ed è per questo motivo che viene definita una città ad alto rischio.

Se pensiamo a questo appare ancora più determinante il lavoro svolto da persone come Rose Busingye e sempre più necessario l’apporto di investitori come Massimo Tortorella al fine di regalare una speranza di vita a tutte quelle persone altrimenti “spente”, messe in un angolo, destinate a scomparire prima del tempo.

Terrorismo: l’Inghilterra in stato di assedio. Da Londra la testimonianza dell’imprenditore italiano Massimo Tortorella

11 settembre 2001, quattro aerei di linea vengono dirottati nei punti nevralgici degli Stati Uniti d’America, causando la morte di circa 3000 persone ed il ferimento di oltre 6000, oltre che il crollo dei simboli economico-commerciali degli USA, le Torri Gemelle. 11 settembre 2001, il giorno in cui cambiò senza appello, l’ordine mondiale ed è stata condannata a morte la civiltà. E’ riduttivo, senza alcun dubbio, far risalire la “secolare” questione mediorientale a quel maledetto 11 settembre, ma non è possibile negare che sia proprio quella la data che ha dato il via all’ inasprimento delle rimostranze e degli atti di forza di fazioni dell’islam radicale in continua crescita. Al Qaida prima, l’ISIS poi, sono diventati i “nuovi mostri” della porta accanto; ciascuno di noi ne subisce l’azione e che sia in modo diretto o collaterale, subiamo in una misura in cui non è più possibile pensare di “non farne parte”. Chi siano poi i veri mostri saprà dircelo la storia, non è questa la sede per prendere parte di uno schieramento, ma è questa la sede per ricordarci di un dolore globale che ci unisce inevitabilmente tutti.

12 ottobre 2002, nell’isola indonesiana di Bali perdono la vita 202 ragazzi per mano di attentati terroristici all’interno di un locale nella zona di Kuta, rinomata località turistica dell’isola. L’attentato è rivendicato da un’organizzazione vicina ad Al Qaida. 11 marzo 2004, Madrid viene messa a ferro e fuoco da dieci bombe poste all’interno di 4 treni. Muoiono 191 persone, colpite nella loro quotidianità. 2000 sono i feriti. Anche qui, l’attacco viene rivendicato da Al Qaida

7 luglio 2005, è la volta di Londra. Quattro attacchi all’ora di punta, distruggono tre treni della Tube ed un bus a due piani: 56 morti e 700 feriti. Attacco rivendicato da un gruppo vicino ad Al Qaida. Tra il 26 ed il 29 novembre del 2008 ad essere presa di mira è l’India. Vengono assaltati alberghi di lusso e dunque turistici, la stazione ferroviaria ed un centro ebraico di Mumbai. Il bollettino è di 166 persone morte.

Tra il 21 ed il 24 settembre del 2013 un commando assalta, in Kenya, il centro commerciale Westgate a Nairobi. 67 le vittime e attentato rivendicato dal gruppo estremista Al Shebab. Sempre in Kenya perderanno la vita altre 148 persone (tutti studenti), il 2 aprile del 2015, per mano dello stesso gruppo. In quell’occasione venne assaltata l’Università di Garissa.

Gennaio 2015: inizia la via crucis infinita della Francia, ancora oggi mirino “preferito” degli estremisti e centro nevralgico di formazione per migliaia di giovani fighters. Due uomini armati fanno irruzione nella redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, uccidono 12 persone. Il giorno dopo viene uccisa una poliziotta poco fuori Parigi, l’assalitore prenderà poi in ostaggio delle persone all’interno di un supermercato kosher, uccidendone quattro.

Purtroppo per la Francia, il peggio sarebbe dovuto ancora arrivare e quel peggio lo ricorderemo per intere generazioni: 13 novembre 2015. Durante quella frenetica giornata, l’organizzazione terroristica dell’ISIS prepara una serie senza precedenti di attentati che porteranno alla morte di 130 persone e al ferimento di 350. Le zone colpite saranno in tutto 6, tra il decimo e l’undicesimo arrondissement di Parigi. Vengono colpiti bar e ristoranti all’aperto, lo Stadio de France ove era in corso la partita Francia-Germania e la sala concerti Bataclan che registra le maggiori perdite, 89.

Il 2015 è decisamente un annus horribilis, vengono infatti colpite anche, nell’ordine, Tunisia, Turchia, Egitto e Libano. In Tunisia viene colpito un resort sulla spiaggia di Sousse il 26 giugno, quando uno studente armato di kalashnikov uccide 38 turisti. In Turchia vengono uccise 102 persone con attacco kamikaze alla stazione ferroviaria di Ankara, il 10 ottobre. Sempre ad ottobre, il 31, in Egitto si schianta un Airbus russo partito da Sharm el-Sheikh. Moriranno 224 persone per il più grave disastro aereo nella storia della Russia. A rivendicarlo è sempre l’ISIS. In Libano si registrano infine 44 morti per un attacco firmato ISIS a Beirut, contro il movimento sciita libanese Hezbollah. Se il 2015 è stato un anno di terrore, non va meglio al 2016, anno in cui cambiano le modalità di attacco da parte degli attentatori ISIS, ma non la sostanza. Non vengono utilizzate bombe e kamikaze per uccidere ma i simboli della vita quotidiana di ciascuna persona: le automobili.

E’ il 14 luglio 2016, giorno di festa nazionale per la Francia. A Nizza, vanno in scena i noti festeggiamenti sulla Promenade Des Anglais che culmineranno con gli spettacolari e tradizionali fuochi artificiali. Quella tradizione però non verrà rispettata perché un autocarro si farà strada poco prima, tra la folla, a tutta velocità investendo volontariamente centinaia di persone. I morti saranno 86 a fronte di 302 feriti.

La stessa dinamica verrà poi ripetuta a Berlino, nella notte del 19 dicembre 2016. Un autoarticolato piomba su un mercatino di Natale uccidendo 12 persone e ferendone 56. Il 22 dicembre, l’attentatore Anis Amri viene trovato ed ucciso in Italia, a Sesto. Nel mese di marzo del 2016 tocca anche a Bruxelles ed Istanbul, per altri morti da piangere e mostri da combattere. Siamo nel 2017 e gli attacchi terroristici non si fermano, continuano anzi a colpire senza tregua l’Europa, senza considerare i quotidiani attacchi perpetrati in tutte le altri parti del mondo (da citare la questione siriana che meriterebbe un capitolo a parte, la situazione irachena, del Kurdistan, della Nigeria, tanto per dirne alcune).

Tra marzo e settembre il terrore inizia a diventare in modo inquietante sinonimo di una grande Capitale europea: Londra. La Gran Bretagna diventa inevitabilmente il bersaglio più colpito considerando l’arco temporale degli attentati e le conseguenze riportate. E’ il 22 marzo, nei pressi del ponte di Westminster di Londra un’auto impazzita falcia i pedoni uccidendone 4 e prosegue la corsa fino a Parliament Square, nelle vicinanze di Palazzo Westminster. Morirà un agente di polizia, accoltellato a morte dall’attentatore Khalid Massod. Di nuovo un’auto, di nuovo morte, di nuovo ISIS. Il 22 maggio sarà il turno di Manchester, un attacco suicida uccide 23 persone e ne ferisce 122 durante il concerto della pop star Ariana Grande. Il 3 giugno viene presa di mira la zona pedonale del London Bridge: tre uomini a bordo di un furgoncino investono dei passanti per poi scendere per accoltellarne altri. Moriranno 8 persone.

Per Londra non è finita, il 16 settembre 2017 infatti, un nuovo attentato di matrice islamista colpirà la zona 2 della città. Nel mezzo ci sono gli attentati di Parigi del 20 aprile, ove perde la vita un agente accoltellato, e quello di Stoccolma del 7 aprile, quando muoiono 5 persone travolte dall’ennesimo camion lanciato sulla folla di Drottninggatan. Leggendo rapidamente questa “piccola” e sicuramente non esaustiva cronistoria, manca (fortunatamente) il nostro Bel Paese, risparmiato quanto meno in modo diretto, dalle azioni terroristiche dell’ISIS (se intenzionalmente o meno, qualcuno in futuro saprà spiegarcelo, ma non ci addentreremo in questa sede ad azzardare ipotesi sul perché l’Italia non venga colpita).

Il fatto che il nostro Paese non abbia dovuto sopportare lo strazio degli attenati, non mette purtroppo al riparo gli italiani dalle terribili conseguenze degli stessi. Sono molte le vite italiane perse negli attentati verificatisi in Europa e nel mondo. Sono infatti milioni i connazionali che vivono e lavorano all’estero e che diventano uniche fonti utili e testimoniali di ciò che accade in “un lontano da noi” che poi tanto lontano non è.

Uno di questi è l’imprenditore italiano Massimo Tortorella, presidente del gruppo Consulcesi, che ha scelto Londra come città d’azione per sé e per la propria famiglia. È proprio Massimo Tortorella a raccontare alle tv di informazione italiane quanto accaduto il recente 16 settembre a Londra, nella linea verde (District Line), all’altezza della stazione di Parsons Green, zona 2 della città londinese. Un grazie va lui e a tutte le famiglie italiane che vivono all’estero, per garantire quel ponte di fratellanza e aggiornamento costante tra il nostro Paese e tutti gli altri colpiti dall’odio.

Erano le 8.30 quando improvvisamente all’interno di un vagone della Tube, fermata Parsons Green, esplode un ordigno fortunatamente “improvvisato” che ha ferito 29 persone, nessuna in modo grave. La tragedia è stata evitata grazie ad un innesco anticipato del timer, segno che l’attentato terroristico fosse stato preparato in modo frettoloso e probabilmente non da un commando “professionista”. Il colpo di fortuna nasconde però un’inquietante verità: il terrorismo è divenuto capillare, dematerializzato, liquido. Non agisce più attraverso cellule organizzate ma si nutre di “cani sciolti” a cui bastano pochi tutorial su internet per preparare ordigni, armi e pianificare azioni di morte spesso (fortunatamente) balbettanti. Un attentato è comunque un attentato, anche laddove non si registrano vittime, ecco perché la premier britannica Theresa May ha annunciato l’innalzamento dell’allerta nazionale.

Massimo Tortorella rappresenta il volto di migliaia di italiani che si ritrovano, inconsapevolmente, a far parte di un disegno inaspettato, violento e contro cui l’unica arma possibile è forse il fato, quel destino di cui spesso parliamo senza comprenderne davvero l’entità. L’imprenditore italiano si è trovato nel classico posto sbagliato, nel momento sbagliato, con l’unica “colpa” di assolvere il suo ruolo di padre. Nel mentre avveniva l’attentato infatti, Massimo Tortorella stava accompagnando i suoi figli a scuola. Questione di attimi e la tragedia è servita. È lo stesso imprenditore ad avvalorare la tesi secondo cui il terrorismo è ormai ovunque, in modo troppo fluido per essere “anticipato” o anche semplicemente “annusato”. Massimo Tortorella 7 anni fa si sposta dal centro di Londra in zona 2, riflettendo proprio sui numerosi attacchi che colpiscono il cuore della città londinese. Oggi, intervistato da Sky, Rai, Mediaset, ammette di non sentirsi al sicuro nemmeno in quella zona che avrebbe invece dovuto garantirgli più serenità.

La domanda a questo punto è univoca: esiste o esisterà più un luogo in cui sentirci finalmente sicuri?

Formazione dei medici ed immigrazione

«La formazione dei medici che si trovano ad avere pazienti immigrati è fondamentale oggi per riuscire a garantire effettivamente il loro diritto alla salute. La collaborazione tra il servizio pubblico e il privato sociale è la via giusta per fare accedere quante più persone, e in particolare i rifugiati, spesso portatori di grandi vulnerabilità, alla prevenzione, all’emersione e alla cura».

A parlare è Padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli di Roma, sede del secondo corso di Educazione Continua in Medicina “Salute e Migrazione curarsi e prendersi cura”, tenutosi tra il 19 ed il 22 settembre 2017.

Il corso fa parte del progetto “Sanità di Frontiera”, voluto dall’Osservatorio internazionale per la Salute (OIS) di cui è fondatore, tra gli altri, Massimo Tortorella, leader del Gruppo Consulcesi.

I 4 giorni di corso hanno visto avvicendarsi moltissime importanti personalità del settore medico, tra cui esponenti di Ministero degli Interni, Ministero della Salute, OIM, OMS, Save the Children, UNHCR, INMP, SIMM, Caritas, MSF, Croce Rossa Italiana, Istituto Superiore di Sanità, Centro Astalli, ASGI

(Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione). Le richieste di partecipazione sono state oltre 600, un successo se si pensa soprattutto alla delicatezza e sensibilità delle tematiche affrontate.

Sulla migrazione infatti, che se ne parli politicamente o culturalmente, esistono pareri contrastanti spesso forti, a volte violenti che non ci danno modo di comprendere appieno come affrontare la “questione”, soprattutto in termini medici.

Ciò che è importante sapere e dunque riconoscere è che il migrante arriva a seguito di un lungo viaggio a cui spesso molti non sopravvivono, ed arriva con un bagaglio psico-fisico compromesso e soprattutto complesso. Saper come gestire tale difficoltà è importante al fine di superare le barriere culturali che ci imponiamo, creando invece consapevolezze, ponti e nuove risorse. Non è un caso che ad avallare il progetto Sanità di Frontiera di OIS, ci sia il Santo Padre, Papa Francesco, motivo di grande orgoglio per lo stesso Massimo Tortorella e Consulcesi, gruppo che ha attivato tra le altre cose un corso FAD (formazione a distanza), per consentire a tutti i medici di completare il proprio percorso formativo in tema di migrazione.

Sanità di frontiera, progetto OIS

Sanità di Frontiera è un progetto a firma di OIS, Osservatorio Internazionale per la Salute, avallato, tra gli altri, niente meno che dal Santo Padre Papa Francesco. Il progetto riguarda un tema molto sensibile e di estrema attualità, la migrazione.

Ogni giorno sulle coste del nostro Paese, arrivano centinaia di migranti le cui condizioni psico-fisiche sono spesso al limite dell’umanità. Il progetto Sanità di Frontiera nasce proprio per meglio comprendere quale sia l’approccio sanitario migliore da rivolgere a queste persone.

«L’iniziativa , messa a punto dall’Osservatorio e presentata nella prima

metà del 2016 presso il Ministero della Salute, guarda al wellbeing dei migranti come un tutt’uno con quello della collettività nazionale e internazionale e mira a sostenere il forte impegno sociale mostrato dai medici italiani. Il corso si caratterizza per l’attenzione particolare dedicata all’approccio psicologico e multiculturale quale strumento indispensabile a migliorare le interazioni tra gli operatori sanitari e gli stranieri presenti sul nostro territorio, nonché il benessere dei migranti e delle comunità di accoglienza». Queste sono le parole del presidente del Comitato Scientifico OIS, Giuseppe Petrella che mette in luce il vero problema dell’accoglienza dei migranti: la barriera culturale e l’aspetto psicologico.

Sanità di Frontiera ha così lanciato la seconda edizione del corso in Educazione Continua in Medicina “Salute e Migrazione curarsi e prendersi cura”, tenutosi tra il 19 ed il 22 settembre 2017.

Sono state oltre 600 le richieste di partecipazione ed il tanto interesse ha fatto sì che il provider di corsi FAD (formazione a distanza del Gruppo Consulcesi) istituisse un corso apposito per il completamento formativo dei medici che non sono riusciti a partecipare.

Tante le personalità di settore presenti al corso OIS,

tra i docenti infatti c’erano esponenti di Ministero degli Interni, Ministero della Salute, OIM, OMS, Save the Children, UNHCR, INMP, SIMM, Caritas, MSF, Croce Rossa Italiana, Istituto Superiore di Sanità, Centro Astalli, ASGI

(Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione).

Il Corso si è tenuto a Roma, presso la sede nazionale del Centro Astalli e ha, come detto, riscosso moltissimo successo. Proprio il successo ricevuto dal progetto “Sanità di Frontiera” ci aiuta a comprendere, seppur in piccola parte, la misura del cambiamento che sta vivendo il nostro Paese. E’ evidente che le barriere culturali in un certo qual modo stanno cedendo e l’attenzione per la questione “migranti” è finalmente comprovata.

Sul corso destinato agli operatori di settore medico, è intervenuto anche Massimo Tortorella, uno dei fondatori dell’Osservatorio, che ha fatto eco alle parole del Santo Padre, grande “sponsor” del progetto Sanità di Frontiera:

«Sanità di Frontiera, è un’iniziativa per la tutela del benessere collettivo e per la formazione dei medici, italiani e non solo, che si trovano sempre più spesso a confrontarsi con la realtà delle migrazioni. Si tratta di un progetto importante e benefico su cui invitiamo tutti a fare un passo avanti ispirati dalla propria coscienza e dall’esempio e il dono del Santo Padre Francesco giunto a “Sanità di Frontiera” mediante l’Obolo di San Pietro».